Pilota automatico

Venti minuti a piedi – “ciao bella, come va?” “tutto ok” – metropolitana, scale mobili – non voglio mai più vedere questa stazione mai più mai più  – e poi via Toledo, le macchine che sbucano dai Quartieri, il cuore che batte sempre più forte nel petto sempre più sopraffatto – Buongiorno, uso un attimo il bagno e poi aspetto all’incrocio come al solito – la Panda bianca la Panda rossa la Panda beige – come diamine è possibile che non stia migliorando ci riescono tutti tranne me – mantenere la destra, usare il cambio, capire le intenzioni di tutti quelli che popolano tutte le strade di tutta la città – sono solo trenta minuti, devo resistere solo per trenta minuti – la frizione la frizione la frizione – tu non capisci quello che ti dico – le frecce le buche gli stop la rotatoria, il San Carlo – la barba è cresciuta, no? – scale mobili, metropolitana, venti minuti a piedi – “ciao bella, come va?” “tutto ok”.

Basta.

Oggi festeggio una routine che si è conclusa e mi piace pensare che la mia assenza (a me stessa, all’universo) fosse esclusivamente colpa sua. Probabilmente non è così, non solo, ma per qualche momento voglio credere nel fake it till you make it.
Sto bene, starò bene.

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