Pensavo a Luigi Tenco

In questi giorni si è parlato spesso di Luigi Tenco. Un po’ perché il 27 di gennaio è stata incisa la tacca del cinquantesimo anniversario dalla sua morte, un po’ perché – ma dopotutto è la stessa cosa – si avvicina il Festival di Sanremo.

Io la musica di Tenco la conosco poco: la prima volta che sono entrata in contatto con la sua dizione cantilenante e soffice è stata quando ho ascoltato Mi sono innamorato di te. Era una mattina di agosto e piansi moltissimo.

Ho la sensazione che il primo impatto con Luigi Tenco e le sue occhiaie sia simile per tutti quanti: Il Tenco malinconico, il Tenco saturnino, il Tenco del “perché quando sono felice esco”, il Tenco che si è piantato una pallottola nella tempia destra.

Solo in un secondo momento si scopre che c’era anche un altro Tenco, un Tenco acuto e critico, ironico e un po’ crudele che, con l’occhio disincantato (ma sempre torvo e lievemente incazzato) di chi ha visto come funzionano le cose nel suo mondo, si può permettere tanto di criticare chi detta le mode – i patrigni dell’Ultimo Grido –  quanto compatire e sfottere chi alle mode, prima o poi, si arrende. Che poi saremmo noialtri.

Il Luigi Tenco, per esempio, de La Ballata della Moda.

***
Era l’autunno e il cameriere Antonio
Servendo ad un tavolo di grandi industriali
Sentì decidere che per l’estate prossima
Sarebbe andata di moda l’acqua blu
Loro dicevano che bastava fare una campagna di pubblicità
Mettere in ogni bar un po’ di bottigliette
Ed il successo non poteva mancare
Antonio tra se rideva
Ah ah ah ah ah ah
Diceva “me ne infischio della moda io bevo solo quello che mi va”
Venne l’inverno e Antonio vide al cinema
Cortometraggi con bottiglie d’acqua blu
Fotografie sui muri e sui giornali
Di belle donne che invitavano a provarla
In primavera già qualcuno la beveva
E pure lui un giorno a casa d’un amico
Dovette berla perché quello imbarazzato
Gli disse “scusa ma non m’è rimasto altro”
Antonio però rideva
Ah ah ah ah ah ah
Diceva “me ne infischio della moda ma in mancanza d’altro bevo quel che c’è”
Venne l’estate ed in villeggiatura Antonio aveva sete e non sapeva cosa bere
In ogni bar dove chiedeva un dissetante
Manco a farlo apposta gli servivano acqua blu
Le prime volte lui si era opposto
Ma poi pensò “chi me lo fa fare”
E da quel giorno poco a poco si abituò
Un mese dopo non beveva altro
Antonio però rideva
Ah ah ah ah ah ah
Diceva “me ne infischio della moda ma bevo questa bibita perché mi va”
Ora è l’autunno, Antonio è all’ospedale
Intossicato perché beveva troppo
E per servire quel tavolo importante
S’è fatto sostituire dall’amico Pasquale
Stan decidendo per la prossima moda
Un pantalone a strisce gialle e nere
Basterà fare una gran pubblicità
Farlo indossare da qualche grande attore
Pasquale tra se sorride
Ah ah ah ah ah ah
E dice “me ne infischio della moda io porto solo quello che mi va”.
Ma io vedo già Pasquale
Ah ah ah ah ah ah
Chissà come starà male
Coi pantaloni a strisce gialle e nere.

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