Pedalare fino all’Australia

Da piccola non ero avventurosa. Per niente. La classica bambina con gli occhialoni, un po’ saputella, che quando si doveva scavalcare il recinto del cortile per andare in missionesegreta rimaneva sul muretto adiacente a fare la vedetta e a osservare, attraverso le mani chiuse a guisa di binocolo, i compagni di gioco che inciampavano e si sbucciavano innumerevoli paia di ginocchia.

La classica bambina che, tipicamente, da grande si ritrova a non saper fare cose avventurose quali nuotare, tuffarsi, scavalcare, arrampicarsi su un albero. O andare in bicicletta.

Quando mi sono trasferita – sempre occhialuta ma ormai ventiduenne – a Pisa, ho deciso che fosse giunto il momento di rimediare ad almeno una delle cose neglette dalla me stessa bambina, ma quale? A nuotare avevo già (suppergiù) imparato, gli alberi potevano benissimo fare a meno della mia augusta presenza sui loro pacifici rami, i tuffi numi del cielo mai nella vita. Restava la bicicletta che tra l’altro, vivendo a Cisanello, mi avrebbe fatto addirittura comodo per gli spostamenti. Due piccioni con una fava, in pratica.

Comprai così una bruttissima biciclettaccia usata, un po’ difettosa e sicuramente troppo pesante per le mie membra inesperte, la riverniciai con una bomboletta di vernice celeste, cambiai la ruota posteriore e le trovai persino un nome. Dorothea.

Era il periodo in cui ascoltavo gli Shins: avevo appena scaricato Wincing the Night Away e la traccia numero due, Australia, stava trasformandosi in un loop vagamente ossessivo che sarebbe durato mesi. Giugno 2012.

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Tutti i giorni, alle 14:30 (quelli che pranzano al parco se n’erano già andati e faceva troppo caldo per anziani bambini e runner) andavo alle Piagge – abitare lì vicino era un tesoro inestimabile – portando Dorothea a mano.
Appena mi sentivo pronta la inforcavo e provavo a pedalare. Fallendo. Fallendo moltissimo. Tutte le ginocchia sbucciate risparmiate durante l’infanzia sono state riscosse con gli interessi. Eppure a un certo punto, nel giro di un paio di settimane, qualcosa si è sbloccato e mi sono trovata a saper andare in bicicletta. Da sola, nell’ovattato e sonnolento silenzio del primo pomeriggio, circondata dagli alberi, avevo imparato a pedalare.

Una felicità, un orgoglio, una soddisfazione che raramente ho provato così urgenti e vivaci.

I felt like I could just fly
But nothing happened every time I tried.

Pedalavo sempre più lontano, sempre più dritto, sempre più veloce, in quella luce verde e azzurra e i luccichii dell’Arno tutt’intorno e quell’atmosfera da località-di-villeggiatura che le Piagge assumono così distintamente d’estate.
Avevo ancora paura di non sentire le altre biciclette o eventuali passanti, quindi procedevo in silenzio, senza lettore mp3 e senza badare alle cose che, attorno e dentro, cominciavano a guastarsi. Canticchiavo mentalmente Australia per farmi compagnia e dare un ritmo alla pedalata.

Been alone since you were twenty-one
You haven’t laughed since January
You try and make like this is so much fun
But we know it to be quite contrary.

Mentre andavo avanti e indietro per quell’amato viale ogni avvisaglia sgradevole spariva e la felicità rimpiazzava qualsiasi altra cosa. Sarebbe andato tutto bene, almeno durante quell’ora che trascorrevo in compagnia di Dorothea.

Your nightmares only need a year or two to unfold.


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4 thoughts on “Pedalare fino all’Australia

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