Di quando ho scovato Leonard Cohen in un labirinto.

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La prima volta che ho sentito, la prima volta che ho sentito davvero, Famous Blue Raincoat era in una mattina d’agosto. Una grigia e fredda giornata dell’agosto 2008 al Trocadéro.

Stavo visitando il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris; avevo ancora i capelli corti e gli occhiali di metallo e le idee chiare, era mattina presto e il museo era quasi vuoto. Dal percorso per arrivare al piano inferiore – quello segreto e intricato dove qualche anno dopo ho trovato, per puro caso, la mostra di Boltanski – mi arrivavano degli arpeggi molto familiari e la voce di Leonard Cohen che diventavano sempre meno spettrali man mano che li seguivo.

Una tenda tirata, l’accesso alla temporanea di cui non ricordo assolutamente niente al di fuori di Famous Blue Raincoat. Gli ambienti erano bui di quel buio vellutato delle pareti di cartongesso tipici di quando i laccati white cubes diventano black. Ricordo di aver percorso piano piano, in silenzio e con gli occhi spalancati quel dedalo buio appena macchiato della luce blu di schermi e proiettori. Il mio filo d’Arianna era la voce di Cohen e non mi interessava nient’altro. Per questo non ricordo nulla di più.

L’ho trovato in un’ansa piccola e stretta, associato ad una proiezione di immagini in bianco e nero. Non ne ho guardata neanche una, ho solo ascoltato la canzone e aspettato che il loop ricominciasse. Poi sono uscita in silenzio, con la mia personalissima idea di labirinto per sempre modificata da quell’esposizione buia e confusa.

Stamattina Famous Blue Raincoat mi è scoppiata in testa come non succedeva da quella mattina.

Vorrei scrivere di come questa canzone sia intimamente autobiografica e di quanto mi sia sembrata una versione delicata e pulita di Beautiful Losers, il romanzo che Cohen ha scritto nel 1966, ma la verità è che non amo inquinare (che il Diavolo porti con sé le stratigrafie semantiche!) cose che ho già provveduto a rivestire di significati personalissimi.

Quindi mi fermo al primitivo livello delle mie suggestioni, chiudo gli occhi e ascolto Famous Blue Raincoat nel buio vellutato della mia testa.


Photo credits

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