Quasi-recensione: The Upward Spiral by Alex Korb

Ho sempre avuto una visione estremamente irridente nei confronti dei manuali di auto-aiuto e più in generale, tutta quella letteratura pseudoscientifica in cui ci si imbatte – specialmente sul lato anglofono del web – quando si decide di avere un approccio quantomeno consapevole alla sfera del benessere psicofisico.

I blog sono tutti un florilegio di mindfulness, happiness, gratitude, self-fulfillment, foto stock di albe e tramonti e yoga e boschi, frasi ispirazionali e articoli su how I overcame depression by going vegan and homeless o amenità del genere che propongono sempre-le-stesse-soluzioni.

L’aspetto più ridicolo di tutta questa faccenda è che io, di questo genere di cose, mi pasco beata.

Nella mia costante e strenua lotta con me stessa per diventare un essere umano pulito ho trovato in tutte queste amenità pseudo-new-age-pseudo-spirituali-pseudo-tutto degli strumenti più che validi, se declinati a modo mio e mondati di tutte quelle superfetazioni svenevoli à la Pollyanna di cui internet è infarcito.

Che ci posso fare. Sono una creatura molto confusa.

Odi et amo.
Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio.
Sed fieri sentio et excrucior.

Nelle mie scarsamente coerenti e vagamente schizofreniche ricerche sul perché tale tipo di letture, e le tecniche in esse proposte, si sia rivelato così efficace ai fini del miglioramento della mia vita, mi sono imbattuta in un libro in particolare: The Upward Spiral, Alex Korb (PhD @ UCLA). Che poi è proprio quello che cercavo, perché avevo bisogno di una conferma che fosse quanto più scientifica possibile.

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Il titolo completo è The Upward Spiral – Using neuroscience to reverse the course of depression, one small change at a time e vi avevo già in precedenza fatto cenno, qui.

In soldoni è una versione ipersemplificata della sua tesi di dottorato in neuroscienze, in cui affronta (c.d.t.) il frusto tema della depressione in un’ottica estremamente interessante, basata sul concetto di downward/upward spiral, ossia delle reazioni del cervello ai circoli viziosi e virtuosi.

È un testo che affronta in modo rudimentale e decisamente comprensibile il funzionamento delle parti del cervello e dei rapporti tra di esse e del ruolo dei neurotrasmettitori e di come tutto questo carrozzone complessissimo funzioni diversamente nelle persone malate rispetto a quelle sane.

Il punto nodale del libro, semplificando enormemente, è che noialtri esseri umani siamo per nostra stessa costituzione portati a dare adito (e a seguire) a spirali di azioni/comportamenti. Che siano esse positive o negative – o ascendenti/discendenti o virtuose/viziose – dipende esclusivamente dal nostro assetto mentale. Detto questo, la tesi dell’autore è che,nel momento in cui si innesca una spirale positiva, quale che sia la scintilla di partenza, praticamente si è già sulla via della guarigione.
Seguono tips e suggerimenti a prova di tonto per divincolarsi dalle downward spirals e attivare un percorso di risalita, consigli che poi sono gli stessi che la blogosfera della felicità fornisce senza alcuna validazione scientifica.

Ora, probabilmente quella di Korb non è la tesi più inedita del mondo, né l’autore sta tantomeno scoprendo il Graal, ma l’ho trovata una lettura abbastanza intelligente e, sorprendentemente, utile a fornire una contestualizzazione/legittimazione al mio personalissimo percorso di risalita.

Dello stile e della lingua non parlo proprio perché Korb è americano e in quanto americano scrive con quello stile saggistico tutto occhiolini-battutine-hai-visto-sono-uno-scienziato-ma-so-essere-simpatico che così intensamente mi sta sulle scatole.

Ad ogni buon conto, una lettura onesta da non trascurare.

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